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COME COMPORTARSI QUANDO SI HA UN FIGLIO CAMPIONE. UN BLOG PER GENITORI NEL PALLONE

vincenzo luglio 2013

L’allenatore entra nello spogliatoio e si rivolge ai genitori. «Chi è il papà di Ludovico?». «Sono io – risponde Danilo – È successo qualcosa?». «Sì, succede che tuo figlio ha talento e da noi è sprecato».

Un figlio dotato nel giocare a calcio. Un potenziale futuro campione. Quanti genitori sognano di sentirsi dire queste parole? A Danilo Lenzo, giornalista e scrittore di Magenta, è capitato davvero. Oggi suo figlio, che ha 9 anni, gioca nell’Alcione, storica società calcistica milanese, fucina di campioni. L’anno scorso, Ludovico ha segnato più di 160 gol. Un talento in erba, che, per ironia della sorte, è capitato proprio a un papà a cui del calcio non è mai importato niente. E che, catapultato nella realtà del calcio giovanile, ha deciso di raccontarla in modo ironico, con il blog Un papà nel pallone.

I protagonisti sono i genitori dei baby calciatori, con i loro eccessi, le aspettative altissime, la passione o l’ossessione, lo spirito di squadra e le invidie.

E anche gli allenatori, con gli stili più disparati. Sui campi minori accade di tutto.
«Molte volte a scatenare le risse sono le mamme che provocano facendo commenti ad alta voce – spiega Danilo – Dicono “poverino il numero 11, è rachitico” oppure “il numero 7 è un animale, fatelo giocare a rugby”». Se la mamma del giocatore in questione reagisce, volano schiaffi. Poi intervengono anche i rispettivi mariti e allora deve accorrere la polizia. I papà, appunto. «C’è il padre che si attacca alla rete e urla suggerimenti al figlio. C’è quello che riprende le partite con la videocamera, per mostrargli gli errori. E ci sono genitori che, nei giorni in cui la squadra non si allena, allenano da soli il figlio con sessioni extra».

Un padre, convinto di avere in casa un campione incompreso, in un anno gli ha fatto cambiare sette squadre.
È vero, vincere è l’unica cosa che conta.

«Ma se la squadra perde, i bambini sono tristi, poi gli passa. Ci sono genitori che perdono il sonno, che arrivano a picchiare i compagni di squadra, come è successo in provincia di Lecce».

Nei giorni scorsi, un compagno di Ludovico è stato scelto da un team di serie A e ora è capitano. Gioire per la bravura altrui non è facile. «Secondo alcune statistiche, solo un bambino su 40 mila riesce a diventare un calciatore professionista».

Più si sale di livello e più la selezione è spietata. Stando in società amatoriali importanti c’è più visibilità. E se non basta, entra in gioco l’arte della raccomandazione. «C’è chi usa contatti personali per fare entrare i figli nelle grandi società, ma se il bambino atleticamente non è pronto finisce in un ruolo marginale».

Chissà se Ludo diventerà un professionista. «Se sarà così, bene. Ma di certo non è l’obiettivo di vita mio e di mia moglie Alice (in famiglia c’è anche Lara, 4 anni). Noi abbiamo fatto un patto con lui: prima c’è la scuola, perché il calcio non deve compromettere la sua formazione. E siamo felici che continui a coltivare anche altre passioni, come la lettura e la musica».

Quanto al blog, il giornalista spera che diventi un punto di incontro tra papà, allenatori, tifosi. «Ci sono gli eccessi, ma anche lati bellissimi, come la condivisione, il rispetto delle regole, lo spirito di squadra. Il mondo del calcio è democratico. In squadra ci sono il figlio del muratore e dell’avvocato, dell’impiegato e del pregiudicato, del disoccupato e dell’immigrato. Persone che nella vita reale non prenderebbero neppure un caffè insieme e invece lì fanno gruppo. E sono pronti a abbracciarsi per un gol».

Danilo che se ne fregava del calcio, ormai sedotto , ha scelto di dedicarsi alla causa, soldi e compresi. E voi riuscite a trattenervi sugli spalti? Come? E quando non riuscite che succede?

di Giovanna Maria Fagnani pubblicato sul Corriere della Sera

"il carattere di un uomo è il suo destino!"