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Mario Sconcerti: “Lo stile di vita dei ragazzi italiani è lontano da quello dell’atleta ideale”

Il calcio italiano è entrato già da tempo in una profonda fase di crisi, sono infatti lontani gli anni in cui le nostre squadre dominavano in campo europeo mettendo in seria difficoltà i club che attualmente hanno il dominio. Senza dimenticare che la nostra nazionale disputava mondiali soddisfacenti ed emozionanti.
La nostra redazione si è messa in contatto con Mario Sconcerti, uno dei più importanti e massimi esperti di “storia del calcio” del nostro paese, autore anche di diversi libri sul tema oltre che ospite di moltissime trasmissioni prestigiose nel corso della sua carriera.
“La crisi del calcio italiano parte da lontano, orientativamente da quando Pirlo e Totti avevano venti anni, abbiamo vinto un mondiale con quella generazione ma quattro anni dopo siamo arrivati ultimi e al mondiale brasiliano siamo usciti ai gironi, dati che precisano che la crisi è iniziata prima dei mondiali in Germania e che non ha consentito un adeguato ricambio generazionale”.
Il giornalista fiorentino con queste parole è molto duro sul calcio italiano e pensa che le origini di questo momento “storico sportivo” si sono verificate, senza che nessuno si rendesse conto, anche se “i segnali di crisi già si potevano percepire dopo la finale tutta italiana di Champions del 2003. Infatti negli anni successivi c’è stata solo la vittoria del Milan nel 2007, questo dato può solo voler dire che altri paesi nel frattempo ci raggiungevano e gettavano le basi per un dominio a lungo termine, mentre noi ci godevamo le ultime partite degli eroi di Berlino”.

Quale è la causa dal suo punto di vista di una crisi così devastante per il calcio italiano?

“Il calcio è sempre espressione del paese che lo genera, quindi se in venti anni non abbiamo più costruito un fuoriclasse come è sempre avvenuto durante la tradizione storica, vuol dire che è il nostro paese ad essere entrato in crisi e che di conseguenza sono cambiate le nostre abitudini che portano al calcio. La scomparsa della strada e degli oratori è senz’altro una delle cause che ha portato a questo declino, perché lo spazio stretto insegnava e perfezionava il controllo della palla e per un bambino che approccia nei primi anni di età al gioco del calcio è fondamentale usufruire di spazi piccoli per imparare la tecnica che non utilizzerebbe nei campi regolamentari perché molto espansivi e poco adatti a insegnare il gioco ai più piccoli. Il paese non ti insegna a giocare a calcio, ma delinea semplicemente le abitudini di ogni singolo individuo. Lo stile di vita dei ragazzi italiani è poco adatto a far emergere dei ragazzi abili e determinati a riuscire non solo nel calcio ma nello sport in generale: infatti usciti da scuola preferiscono utilizzare le ore libere dallo studio a intrattenersi con gli strumenti tecnologici, senza cullare il sogno di diventare grande atleta. Inoltre, sottolineo delle pessime abitudini di approccio dei genitori italiani con i propri figli sempre pronti a intervenire arrabbiati nel caso di esclusione del figlio dai titolari, portandolo ad un confronto insolito con il proprio genitore. L’intervento dei genitori deresponsabilizza il ragazzo, limitandone la crescita non solito sportiva ma anche umana. Questo atteggiamento da parte dei genitori porta problemi anche scolastici e nella vita quotidiana. In Italia i genitori puntano troppo il dito contro insegnanti e istruttori, limitando l’educazione del proprio figlio. La crisi è quindi dovuta soprattutto al cambiamento degli stili di vita che fungevano da parametri per il futuro campione.”

Eppure, quasi un secolo fa dominavamo noi il calcio, lo rivoluzionavamo, con Viani iniziavamo a imporre il nostro “catenaccio” e la nostra nazionale incantava insieme al Grande Torino. Cosa ci racconta in merito?

“Gipo Viani è stato fondamentale nel nostro calcio, al pari di Rocco ai tempi del Padova e della Triestina. Ha dato via infatti a una ridistribuzione tecnica del nostro calcio rendendo più “normale” la distanza tecnica tra le squadre, difendendosi e giocando “a tradimento”. In questo modo si potevano aggirare anche avversari più forti innervosendoli chiudendo tutti gli spazi. Anche questo era frutto dell’allora situazione nazionale, infatti la situazione del popolo nel dopoguerra era difensivista nei confronti del prossimo e inoltre avevamo tradito gli alleati in guerra, questa mentalità si riflesse anche nel calcio. Nacque cosi il catenaccio. Il Torino fu un vero fiore all’occhiello di quel momento storico di grande evoluzione per il nostro calcio, giocava un calcio modernissimo ed internazionale. Tengo a precisare che eravamo già affermati anche prima del dominio del Torino: infatti avevamo già vinto due titoli mondiali e un’olimpiade. Avevamo anche i migliori giocatori del mondo, tra cui Mazzola senza dimenticare Meazza che non era di molto inferiore a Maradona. Successivamente arrivò Rivera, il primo vero giocatore moderno al mondo. Giocatore fondamentale per il calcio mondiale fu Riva, era velocissimo e sembrava provenire da un altro pianeta.”

FONTE FOTO STORIE DEL CALCIO – PELE’ NEL MONDIALE DEL 1958 IN SVEZIA

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