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S. C. MANFREDINI: “IO NON POSSO TRASFORMARE NESSUNO IN UN CAMPIONE”

2005

“A volte i genitori portano da me i bambini pensando che io possa trasformarli in campioni, ma io non posso trasformare in fenomeno nessuno” è Christian Manfredini a presentare la Scuola Calcio omonima, che ha sede a Battipaglia, e lo fa nel miglior modo possibile. “La scuola calcio è stata sempre presente nelle mie idee anche quando ero ancora in attività. Mi portavo dietro un’idea di come volevo strutturarla. La immaginavo come la scuola dove io andavo da bambino, a Battipaglia, dove studiavo, giocavo e uscivo con i compiti fatti per cui completavo la mia giornata ideale. In questi anni ho realizzato in parte questa idea, ora voglio perfezionarla. Infatti, da questo mese vorrei proporre questo progetto, vale a dire di andare a prendere a scuola i ragazzi, farli mangiare nella nostra struttura e, dopo aver studiato, farli allenare. Prima non potevo proporre questa idea perchè avevo bisogno di migliorare la logistica, ora spero che l’idea venga accolta favorevolmente dai genitori”.

Quindi la struttura è stata ampliata? “Ora si, inoltre, abbiamo anche costruito un campo a 11, non regolamentare per le gare ufficiali, ma che ci permette di allenarci nella nostra sede, anche se alcune categorie sono ancora costrette ad andare a giocare in altri campi vicini”.

Sappiamo che al termine degli allenamenti o di gare fai sempre trovare un qualche cosa da bere o da mangiare a tutti i bambini, come mai questa idea? “Anche questa è qualcosa che mi porto dietro da quando giocavo nelle giovanili della Juventus (dove a giocato fino alla Primavera, collezionando anche una panchina in prima squadra). A fine partita o allenamento ci facevano sempre trovare qualche cosa da bere o da mangiare, una fetta di torta, un succo, una merendina, anche perchè questo fa famiglia, ambiente sano e stempera le tensioni delle gare”. Una versione familiare di terzo tempo, che segna quello che è l’idea portante della scuola calcio Christian Manfredini?: “Io ritengo che nelle scuole calcio bisogna scegliere gli istruttori ed educatori giusti. I miei devono amare i bambini per prima cosa, poi dopo, molto dopo, viene l’aspetto tecnico. Per me la base di tutto è l’educazione, il rispetto, poi viene l’aspetto tecnico”.

Quindi una famiglia che sceglie la sua scuola calcio cosa deve aspettarsi: “Alla base deve esserci l’educazione, credo che da noi una mamma si aspetti di trovare un ambiente normale, dove per noi normalità significa non consentire, ad esempio, l’uso delle parolacce, una buona pulizia degli spazi comuni e un ambiente tranquillo”.

L’aspetto tecnico passa in secondo piano? “In realtà no, noi li facciamo allenare i ragazzi e cerchiamo di distinguere due fasce di età, quella ludica, dove per me il risultato non conta, ma conta che i ragazzi si divertano e giochino il più possibile. Come accennavo, io tento e ci tengo a trasmettere quei valori comportamentali che fanno la differenza anche se diventi un professionista. Si, perchè nel calcio se non sei prima un grande uomo non puoi essere un grande calciatore. Io avevo talento, ma non ero Totti o Del Piero e se non avevo un comportamento adeguato, serio, come andare a letto presto, sapersi comportare nello spogliatoio, non sarei riuscito ad arrivare a giocare in serie A. Tutto questo alla fine paga. Poi dai dodici anni in poi il gioco cambia, saranno sempre i più bravi e meritevoli a giocare. Parlo di meritevoli perchè da noi bisogna allenarsi, perchè chi si allena deve avere un occhio di riguardo rispetto a chi, seppur più bravo, non suda sul campo. E’ questo ha valore anche quando un allenatore mantiene la parola una volta dettate le regole di comportamento dei calciatori”.

E coi genitori? “Innanzitutto devo dire che qui al sud non abbiamo una mentalità giusta. E’ inutile pensare di avere sempre in casa un campione, cercare di farlo giocare con i più bravi a tutti i costi. Queste sono soddisfazioni effimere che non cambiano il valore espresso dai ragazzi. Alla fine chi è più bravo emergerà, ma a noi, genitori così, non ci permettono di lavorare nel modo giusto. Ma un altro aspetto che va rimosso dal genitore standard è quello di voler guidare il bambino durante la gara o l’allenamento. Sembrano dei telecomandi pronti a cambiare canale. Ma i loro figli non sono una trasmissione da scegliere”.

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"il carattere di un uomo è il suo destino!"