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Stefano Sanderra e “La vera anima dell’allenatore”: “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”

“L’allenatore di calcio non deve badare soltanto all’accrescimento delle proprie competenze tecniche, ma deve preoccuparsi anche dell’incremento del proprio bagaglio culturale”. Stefano Sanderra è una mosca bianca del calcio moderno: difficilmente capita di ascoltare un trainer parlare in questo modo. Proprio per questo, avendo ritenuto non solo il suo modus vivendi confacente agli ideali che contraddistinguono la nostra testata, ma anche il pensiero psicologico e filosofico di cui si sta rendendo promotore molto interessante, lo abbiamo intervistato in esclusiva.

Cosa ci dice a proposito del libro “La vera anima dell’allenatore”?

“È un progetto editoriale al quale tengo particolarmente. Il libro è uscito lo scorso anno: sin da quando ho intrapreso la carriera di allenatore, mi sono cimentato nella registrazione dei miei stati d’animo, legati a doppio filo ai momenti sportivi vissuti dal sottoscritto. I viaggi introspettivi che ho compiuto, effettuati anche nel corso del tempo in cui mi sono ritrovato senza squadra, hanno fatto sì che pian piano sorgesse l’esigenza personale di fare uno spaccato sulla vita vissuta da un tecnico di terza e quarta serie, quale io mi ritengo. In passato sono stati editi libri concernenti allenatori di un certo calibro: pertanto, ho sposato l’idea di parlare di un mondo che vive meno sotto i riflettori, narrando della mia esperienza e compiendo un viaggio psicologico ed emozionale. Ho scritto, senza l’ausilio di un giornalista, circa tutto quello che passa nella mente di un tecnico, esprimendo qualche consiglio sul modo in cui affrontare la professione, raccontando qualche aneddoto ed inserendo tanto altro come citazioni di vita, di arte, psicologia e filosofia. Personalmente ritengo che queste ultime rappresentino discipline nobili i cui valori ben si coniugano con lo sport e mi fa piacere che diversi esperti del settore editoriale abbiano espresso soddisfazioni nei riguardi del mio lavoro”.

Come è nata questa passione per la filosofia e la psicologia?

“Sono sempre stato curioso in riferimento al pensiero dei pilastri della cultura dell’Antica Grecia come Socrate, Platone e Aristotele. Tra i pensatori moderni, apprezzo particolarmente il filosofo Salvatore Natoli e lo psicanalista Recalcati. Mi è capitato di fare molti riferimenti nel libro inerenti studi da loro effettuati e nei quali ho trovato particolare compiacimento. Ti confesso che ho compreso troppo tardi di aver sbagliato scelta per quanto concerne la scuola superiore da frequentare: ho studiato presso il liceo scientifico, ma ho scoperto di avere maggiore inclinazione verso le discipline umanistiche”.

Con quali colleghi hai maggiore affinità culturale?

“Sono davvero pochi, probabilmente il solo Battistini de L’Aquila abbraccia i miei stessi ideali extra calcistici. Personalmente ritengo che si debba maggiormente seguire questa scia, come ci insegna Valerio Bianchini, grande tecnico di basket e soprannominato “il vate filosofo”. Credo che i miei colleghi, specie quelli che allenano club importanti, debbano migliorare sia nella comunicazione che negli interessi extra rettangolo verde. Come dice Mourinho, ‘chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio’: ritengo sia un consiglio che tutti debbano seguire per avere maggiore spessore culturale”.

Può essere definito uno psicologo un tecnico di un club di A?

“Sicuramente. A certi livelli, l’aspetto gestionale è di fondamentale importanza, così come l’empatia che si riesce a creare. Naturalmente non bisogna perdere di vista la possibilità di impartire insegnamenti alla squadra mediante le proprie conoscenze, ma è altresì naturale che l’impatto che un tecnico ha sul rendimento dei propri ragazzi è tanto maggiore quanto più si scende di livello. Personalmente opterei per la presenza di più psicologi nelle squadre di calcio: garantirebbero maggiori performances degli atleti”.

Cosa pensi del campionato vissuto finora dalla Salernitana e che idea ti sei fatto circa questo torneo di B?

“I granata stanno facendo un buon campionato. Il girone d’andata è stato interlocutorio, ma la squadra ha tutte le potenzialità per emergere nel girone di ritorno. Bollini è stato esonerato pur avendo fatto abbastanza bene, Colantuono è un tecnico navigato. Qualora si creasse un connubio ancora più forte tra piazza e squadra, aumenterebbe sensibilmente la possibilità di ottenere obiettivi importanti. In questa serie B ci sono state gare contraddistinte da tanti gol: non sono dell’avviso che le gare pirotecniche siano sinonimo di bel calcio, ritengo ci sia parecchio da lavorare in generale per equilibrare le due fasi di gioco”.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

“Ho rifiutato 2-3 proposte importanti dalla Serie C nella speranza di intraprendere un’esperienza all’estero. Dal momento che quest’ultima ipotesi è tramontata, conto presto di tornare in sella in un club di terza serie, con l’auspicio che possa presto tornare ad allenare un club in grado di coltivare anche sogni di promozione in B”.

Ho conseguito la maturità classica presso il Liceo De Sanctis e sono un laureando in ingegneria elettronica. Giornalista pubblicista dal 26 novembre 2015