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Damiano, storia di speranza: “Ho un cancro, ma gioco a calcio”

Una vita ricca di responsabilità suddivisa tra campo, famiglia e insegnamento, qualche sintomo vago e aspecifico come la vista annebbiata molto spesso associato allo stress, la diagnosi che gli ha cambiato per sempre l’esistenza stravolgendo le sue abitudini, l’intervento d’urgenza, la radioterapia e poi la gioia più grande, quella di tornare a giocare al calcio accolto dall’ovazione dei compagni di squadra, ma anche dei tifosi e dei calciatori avversari che, commossi, avevano ascoltato la sua storia. La battaglia non è ancora finita, ma Damiano Zugno è diventato un esempio da seguire per tutti. La redazione del Bellodellosport lo ha contattato telefonicamente per permettergli di lanciare un messaggio di speranza a chi soffre per la stessa patologia e spera di vincere insieme a lui:

Quanto è cambiata la tua vita?

“Sicuramente ci sono stati giorni molto difficili. Sono un ragazzo attivo, ero impegnato in mille cose: insegno a scuola, gioco a calcio in una squadra dilettantistica che si chiama Istrana, sono appassionato di storia e ho tanti interessi che coltivo quotidianamente. Ritrovarmi con una diagnosi di cancro al cervello è stata una brutta batosta, ma quando vivi in prima persona situazioni così tragiche non puoi fare altro che rialzarti e combattere. Per fortuna l’operazione è perfettamente riuscita e ho concluso il mio ciclo di radioterapia. E’ ancora presto per dire che la battaglia sia vinta e che tutti sia tornato come prima, ma sto conducendo una vita normale circondato dall’affetto dei miei cari”

Tornare in campo è stata una grande emozione, raccontaci cosa hai provato in quei momenti…

“Non mi aspettavo di rientrare così presto, non avevo svolto quasi nessun tipo di allenamento o partitella. Eppure mi è stata data questa opportunità e non dimenticherò mai l’abbraccio dei miei compagni di squadra, dell’avversario e dei tifosi che erano presenti sugli spalti. Lo sport è un compagno di viaggio fondamentale per chi vive il mio stesso problema. Non solo rinforza il fisico e permette di attutire meglio certi colpi duri come la chemio o la radio, ma forma quella mentalità vincente che deve prendere il sopravvento quando rischi di scoraggiarti. Ho alternato giorni durissimi ad altri ricchi di speranza, ma lo sport mi ha preso idealmente per mano: il mio consiglio è quello di praticare qualunque tipo di disciplina, deve essere una componente basilare della nostra quotidianità specialmente per la salute”

La battaglia non è ancora vinta,ma per tanti sei già un esempio da seguire. Immaginiamo tu sia orgoglioso…

“Il fatto che la mia storia sia raccontata anche da un giornale salernitano mi fa molto piacere, posso confidarvi che sono legatissimo alla vostra città e simpatizzante della Salernitana. Nel 2006 mi trovavo in Campania e decisi di assistere dal vivo alla partita play off Salernitana-Genoa, rimasi ammaliato dalla bellezza della tifoseria e dalle due coreografie che spinsero Ferraro a segnare una doppietta. Sicuramente il calcio dà molta visibilità e il mio percorso può dare speranza a chi sta soffrendo, ma ci sono centinaia e centinaia di persone che, pur senza la luce dei riflettori addosso, combatta la medesima battaglia e merita ancora più sostegno. A loro il mio appello: non mollate, non sentitevi soli, non pensate che sia tutto finito. Oggi, dopo un intervento al cervello ad appena 30 anni, sono tornato ad insegnare, ho disputato una partita di calcio proteggendomi precauzionalmente con un caschetto, sono sotto controllo medico e spero di chiudere questo 2019 con la vittoria più importante. La vita può cambiare in un minuto, sta a noi prendere di petto i problemi e trasformarli in un ostacolo da superare. E lo sport, vi assicuro, fa la differenza quanto una cura o un’operazione”