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Dania Pastore si racconta: “Io e il mio amore per la pallamano”

“Non è la prima volta che torno a Salerno d’avversaria ma ogni volta che entro in quella palestra, anche solo per vedere una partita, nella mia mente ritornano i giorni felici della mia carriera salernitana.
Per me è un’emozione diversa, particolare. La Palestra Palumbo è stata casa mia per 13 anni e fa un certo effetto scendere in campo indossando una maglia diversa”.
 
Dania Pastore, una delle pioniere della pallamano salernitana, che faceva parte della rosa delle Campionesse d’Italia, di quella squadra che vinse il primo scudetto, in assoluto, vinto da una squadra a Salerno.
Dopo aver lasciato la pallamano Dania ha avuto una sorta di pentimento e da qualche anno ha ripreso a giocare a Badolato in serie A2: “Ho avuto questa occasione e per me giocare è una sorta di droga, di malattia per uno sport è stato mio per tanti anni e che ti rimane sempre nel cuore”
Due anni fa sempre, sempre col Badolato disputa una gara di campionato a Salerno: “Non è la stessa cosa, ero da poco rientrata, ed a campionato in corsa, ora invece, sono a disposizione del tecnico dalla prima di campionato”.
Nel 2008-2009 era già tornata da ex, ma ai tempi militava ancora in A1: “Dopo un anno lontano dalla mia città tornai per chiudere la mia carriera a Salerno”

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Dice addio alla Pallamano nel 2011 per poi riprendere a giocare nel 2016, come abbiamo accennato, a stagione in corsa.
Ma la prima volta non si dimentica mai: “Ho cominciato a giocare a scuola, al Genovesi, con la professoressa Barone. Dovevo scegliere tra pallavolo e pallamano. Scelsi per curiosità questo sport. Da li è nata una passione immensa”.
Poi il talento ha necessità di confrontarsi con realtà sportive più competitivi ed arriva l’incontro con Renato De Santis, all’ora allenatore dell’Handball Salerno. Era il 1998.
“Con l’Handball Salerno sono arrivata in A1 insieme con Daniela Ruggia”.
Dopo numerosi allenamenti con la prima squadra arriva l’esordio in massima serie: “non ricordo contro chi ho esordito ma il mio primo gol. Sette metri per Salerno. Renato designò me come tiratrice. Ero emozionata. Le gambe tremavano. Parte il tiro, era centrale, credo che tirai senza sapere dove. La palla passa sotto le gambe del portiere. Tornai in panchina e le mie compagne mi riempirono di botte per festeggiare”.
I suoi ricordi del primo scudetto: “Io ero il soldatino del coach Adriana Prosenjak. Mi utilizzava soprattutto in difesa e nelle marcature ad uomo. La finale me la ricordo come se fosse ieri”.
Il Dossobuono era l’avversaria di turno: “Ero tesa. Dentro di me circolava tanta di quella adrenalina che non è facile descrivere. All’andata non ricordo bene cosa successe ma in trasferta venne un pullman di tifosi e l’invasione di campo, dopo la vittoria e la foto con i tifosi sono scene indimenticabili”.

I festeggiamenti a Salerno come andarono?

“Concerto in piazza Amendola, Anna Tatangelo e balli latino americani, non si badò a spese”.

Aneddoti e ricordi di quelle stagioni a Salerno?

“In occasione di un carnevale andammo ad allenarci tutte truccate in modo vistoso ed appariscente”.

E gli scherzi alle compagne?

“Appena potevo nascondevo sempre tutti i loro vestiti”

“A volte un vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato” 
(Nelson Mandela).

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