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FIT Campania e il “sistema delle deleghe”

Riassunto delle puntate precedenti. Le dimissioni dell’ex presidente del Comitato Regionale federtennis Campania, Giovanni Improta, ufficializzate pochi giorni or sono con una lettera copia-incolla nella quale ringrazia tutti tranne i consiglieri fino a quel momento con lui seduti al tavolo di lavoro, hanno – di fatto – riaperto la corsa alle poltrone, nel frattempo spostate a Benevento causa sfratto esecutivo dalla storica sede di Napoli.

Le carte federali impongono infatti nuove elezioni entro sessanta giorni, che scadono il 15 maggio p.v. e se domani non dovesse uscire alcun vincitore (cosa di cui dubito) dalle urne sistemate in un albergo di Agnano, arriverebbe nuovamente il commissariamento. Un riepilogo di quanto accaduto circa due mesi fa potete trovarlo qui: https://www.ilbellodellosport.it/fit-campania-ko-commissariamento/.

Dunque elezioni e quindi voti. Ma di voti, a quanto pare, ve ne saranno pochi stante la raccolta delle deleghe, che nelle ultime due settimane è diventata frenetica. Un “sistema”, quello delle deleghe, molto vicina ad una pratica borderline che purtroppo caratterizza gran  parte dell’associazionismo sportivo in Italia. Sia chiaro, nulla di illegale: l’istituto della rappresentanza è previsto dal nostro codice civile agli articoli 1387 e seguenti, solo che – al solito – la nostra abilità bizantina è unica al mondo nel travisare le norme ad uso e consumo grazie ai cavilli. E vien da ridere quando i moralisti giustificano le peggio porcherie appellandosi all’adagio “queste sono le regole”. Perché è vero, queste sono le regole, ma quando sovvertono la democrazia andrebbero “novellate” per evitare le distorsioni che sono davanti agli occhi di tutti.

Cerco di spiegarmi meglio.

Si provi ad immaginare un giorno di elezioni, giorno nel quale Tizio va dal suo amico Caio chiedendogli la delega per il voto, e questi gliela concede; poi bussa alla porta di Sempronio e la chiede anche a lui, ottenendola. Sia Caio che Sempronio non hanno tempo né voglia di fare due ore di macchina ad andare e due a tornare per un voto che dal loro punto di vista cambia poco. Quindi sono ben lieti di delegare  il oro amico Tizio, un tipo molto inserito nel famoso mazzo di carte, che si prende la briga e il fastidio di fare una cosa che magari può portare anche qualche vantaggio concreto, nel loro piccolo e sperduto circolo di Fanculandia.

Così Tizio, con in tasca le deleghe di Caio e Sempronio, arriva al seggio elettorale e vota per sé, per Caio e pure per conto di Sempronio: non più una testa un voto, bensì una testa tre voti. In questo modo al posto di ossequiare, Tizio ha sovvertito un principio cardine della democrazia sancito dall’art.48 della nostra Costituzione: il voto non è più personale, né segreto. Ovviamente Tizio non sta commettendo un reato perché statuti e regolamenti glielo consentono, ma la domanda sorge spontanea: se lo statuto associativo sovverte un principio costituzionale, cosa ha più importanza in Italia, il regolamento scritto a proprio uso e consumo oppure la Costituzione? Si perché il sistema delle deleghe sovverte nella forma e nella sostanza l’espressione democratica creando “pacchetti di voti” come nel più becero sistema clientelare ben noto alle cronache politiche.

L’istituto della delega può infatti valere in ambito associativo per l’approvazione annuale di bilanci consuntivi e preventivi o altri passaggi ordinari di vita sociale interna, ma dovrebbe essere espressamente vietata per l’elezione dei propri rappresentanti, essendo questo un atto straordinario che, al pari della modifica di statuto o scioglimento dell’associazione richiede maggioranze qualificate e applicazione rigorosa dei principi democratici cui bisogna obbligatoriamente chinarsi anche in sede di costituzione delle stesse associazioni, pena il rigetto della domanda.

Tra i nuovi mestieri cantati nel simpatico motivetto giunto secondo al Festival di San Remo possiamo così oggi annoverare, oltre alla blogger di moda, al pubblico in studio o all’influencer, anche il portatore di deleghe, una figura ben delineata in una telefonata registrata: «[…] La Federazione mi ha indicato come unico addetto a ritirare le deleghe […] Mi aspetto la vostra disponibilità immediata […] Siete padri di famiglia … se non vi allineate […] mi aspetto che voterete per noi».

(http://www.spaziotennis.it/la-tratta-delle-bionde-il-podesta-di-salerno-e-gli-aspiranti-bagnini-il-voto-libero-li-spazzerebbe-via/)

Viva il tennis libero … e buona delega a tutti.

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