Home / ANEDDOTI  / Jonathan Bachini, quando la droga rovina una carriera

Jonathan Bachini, quando la droga rovina una carriera

Jonathan Bachini è un ex calciatore italiano cresciuto nel settore giovanile dell’Alessandria famoso per essere stato squalificato a vita per recidivo consumo di cocaina. Sembrava essere una carriera ricca di soddisfazioni per questo giovane esterno, tanto che nel 1998 l’allora commissario tecnico della nazionale Dino Zoff lo convocò per la prima volta in nazionale facendolo esordire in una gara valevole per la qualificazione a Euro 2000. Rientra successivamente nella trattativa che ha portato Gianluigi Buffon dal Parma alla Juventus, ma dopo la sfortunata stagione in Emilia viene ingaggiato dal Brescia e trovato positivo una prima volta alla cocaina. Verrà successivamente squalificato per un anno, ma nemmeno il tempo di tornare in campo e il centrocampista ci ricasca: nel gennaio 2006 è di nuovo positivo alla cocaina ma stavolta senza scampo, verrà infatti squalificato a vita. Numerosi sono stati in questi anni i tentativi di richiesta per il reintegro nel calcio, ma la federazione prima e il Coni poi, hanno sempre respinto queste iniziative. “Ho pagato molto i miei errori, ma dopo i recidivi rifiuti spero che Infantino venga a conoscere questa storia, confidando nel mio pentimento, visto che attualmente lo statuto antidoping proibisce una mia riammissione” è con questa nutrita speranza che l’ex calciatore vuole coronare il sogno di poter allenare o fare l’osservatore. Dopo la squalifica Jonathan ha cambiato strada, ha iniziato a lavorare in fabbrica nella sua Livorno riscoprendo i valori della vita che lui stesso aveva trascurato trascinandosi nell’oblio della droga. Ora l’ex calciatore è un uomo diverso, che chiede una seconda chance per rimediare ai suoi errori e per tramandare ai giovani di tenere lontana la droga della loro vita. Quella stessa sostanza che a lui ha rovinato un sogno, a lungo inseguito e sudato…

Foto: Mondoudinese

mautone_giuseppe@yahoo.it

"Diventerò il rimpianto di chi mi ha fatto credere di non essere abbastanza"