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LA LEZIONE CHE ARRIVA DALLA MULTIETNICA COMPAGINE AZZURRA

di Giovanna Di Giorgio

Ma quanto è bella la nazionale di pallavolo femminile?

Mani intrecciate, batticuore che si avverte persino dall’altra parte dello schermo, sguardo concentrato: le ragazze del volley cantano l’inno di Mameli senza tentennamenti. Non sbagliano neppure su quel “stringiamci a coorte” che – il labiale non mente – fa di solito molte vittime (non soltanto nello sport). La nazionale azzurra e insieme multicolore, italianissima e multietnica, diventa il simbolo di un’integrazione non solo possibile ma indispensabile, proficua, arricchente.

Si dirà: e allora? E allora, in un Paese normale neppure ci si farebbe caso. Ma i tempi sono quelli che sono e tanto normale, in questo momento storico, l’Italia non è. Da Macerata a Riace, passando per Forlì, Caserta, Aprilia e pure per le vicende delle navi Aquarius e Diciotti, i fatti parlano e lasciano intendere che un rigurgito razzista attraversa lo Stivale. Checché ne dicano certi governanti.

E allora? E allora ecco che la nazionale di pallavolo femminile diventa un simbolo. La dimostrazione che l’integrazione non solo è possibile, ma fa bene a tutti. È naturale, l’integrazione. È il presente e, a dispetto di chi vorrebbe arrestarla, sarà il futuro. Temerla, in nome di una identità che si crede messa a rischio, è da miopi. Già, perché il confronto con etnie e culture diverse non la impoverisce, la propria identità, né la mette a rischio. Al contrario, la arricchisce grazie a uno scambio reciproco, alla pari, con chi ha origini diverse dalle proprie. È un dare e avere, insomma, di quelli sani.

Si dirà ancora: e allora? Del resto, non sono certo le prime, Paola Egonu e Miriam Sylla, a regalare soddisfazioni all’Italia dello sport. No, certo che no. Ma qui le due fuoriclasse (nate entrambe in Italia, di origini nigeriane Egonu e ivoriane Sylla) sono le vere trascinatrici della compagine azzurra. E non solo. Perché il punto vero è un altro: qui si parla di un gioco di squadra. Un gioco dove ognuno si fonde all’altro fino a dar vita a un corpo solo, con una sola testa e un unico cuore. Dove l’errore di uno è l’errore di tutti, come pure il merito. Il respiro è lo stesso e il sudore anche. La fusione è totale. Totalizzante.

Ecco, è in questo contesto che s’inserisce la lezione della multietnica nazionale di pallavolo femminile. Che sì, diciamolo, è bella assai!

giovannadigiorgio@gmail.com