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LA ROMA, I COMPITI E LA SPERANZA

di Giovanna Di Giorgio

Sciarpe alzate. Bandiere sventolanti. Tutti in piedi per l’inno della Roma. Quasi tutti, anzi. Già, perché mentre le note giallorosse si diffondono per lo Stadio Olimpico mandando in visibilio i tifosi romanisti in attesa della partita di Champions Roma-Viktoria Plzen, un padre e un figlio stanno seduti. E non per pigrizia né tanto meno per una forma di protesta. No. Per fare i compiti. Sì. Per studiare. Libro alla mano, il ragazzino ripassa la lezione. E il padre, accanto, lo assiste. La fotografia, scattata da un tifoso seduto accanto ai due che l’ha poi postata su Twitter con l’account di Claudio gens Giulia, ha fatto il giro del web. Insieme al commento del testimone: «Estrema solidarietà al mio vicino di stadio che, durante il nostro inno, fa e fa fare i compiti al figlio. Eroe moderno».

E in effetti sì, eroi moderni è un’espressione che si addice alla paziente e responsabile coppia di padre e figlio. Tanto più nell’era di genitori e studenti che contestano i professori, per non parlare di chi addirittura arriva a gesti violenti contro i malcapitati insegnanti. Ma l’immagine appare ancora più interessante perché scattata allo stadio, pochi attimi prima del fischio d’inizio di una partita di calcio, nella bolgia di un match di Champions League. Una nota di colore e di bellezza di fronte alla quale chiunque sia dotato di un minimo di buonsenso non può non sorridere con simpatia e benevolenza. La stessa A.S. Roma ha dedicato al singolare studente un ironico e beneaugurante tweet: «Riuscite a pensare a un posto meno tranquillo in cui ripassare per l’interrogazione del giorno dopo? Speriamo sia andata bene!».

Soprattutto, però, quell’istantanea è un messaggio di speranza che travalica lo sport ma che, al contempo, dallo stesso sport trae arricchimento e autorevolezza. E se già nell’antichità era dato per assodato il concetto di «mens sana in corpore sano», questa fotografia dice che, oltre alla pratica dello sport, pure il tifo si giova di menti sane. E afferma anche che il tanto bistrattato studio (e che sia bistrattato lo dicono i dati sull’analfabetismo funzionale relativi all’Italia) può convivere con lo sport più nazionalpopolare del Belpaese. Quello troppo spesso associato a immagini di violenza e razzismo.

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