Home / APPROFONDIMENTI  / L’Archivio di Stato di Salerno racconta la storia della Salernitana

L’Archivio di Stato di Salerno racconta la storia della Salernitana

Salerno – Maglie, articoli di giornale, foto, documenti, vessilli e simboli rigorosamente granata è questa la sintesi della mostra che da questa mattina si può visitare all’Archivio di Stato di Salerno. Ieri sera (lunedì 8 aprile) è stata inaugurata in presenza di giornalisti, politici, ex calciatori, ex arbitri e dirigenti, insomma un mix di persone che, in un certo senso, ha vissuto e fatto la storia della Salernitana.

Nella foto si intravedono seduti tra il pubblico: Ferrara, che vanta il record di presenze in maglia granata, De Maio (che ha indossato le maglie dei granata del nord e del sud), Sironi, Novella, ma ben nascosti erano in sala anche Fusco, Capone (che ha giocato con Salernitana, Napoli e Avellino).

Tra i passaggi più significativi, o meglio, quelli che sono entrati subito nel DNA è stata la lettura di un brano scritto da Alfonso Gatto che raccontava la storia di Salerno e della sua squadra di calcio. “Ho proposto di toglierle quel nome di donna. Sguardi strani e silenziosi. Son dovuto fuggire per un mese. Sono stato in vacanza. Poi ho pensato ma anche la vecchia signora è una donna e la Fiorentina…”.

La Salernitana è stata fondata il 19 giugno 1919, ma a Salerno si parla di calcio già nel 1913. Il tutto grazie ad un gruppo di studenti e a Donato Vestuti. Nell’Archivio si trova traccia degli articoli che ricordano alcuni eventi salernitani. Nella foto (in basso) il primo torneo tutto Salernitano con le squadre iscritte e i nomi dei calciatori. Poi scoppiò la prima guerra mondiale e molti di questi ragazzi non tornarono a giocare nessuna partita a Piazza d’Armi.

Finisce la guerra. Salerno ritorno a vivere di calcio, ovviamente. Nasce la U. S. Salernitana e negli del fascismo diventa U.S.F. Salernitana.

Una curiosità che non riportata negli almanacchi. Subito nel dopo guerra la Salernitana partecipa al massimo torneo nazionale, ma questo non è stato mai considerato come anno di partecipazione in serie A.

Altro passaggio interessante è quello dell’ex arbitro Pietro D’Elia che ricorda il suo trascorso di assessore e del periodo in cui la giunta comunale doveva per forza di cose provvedere a delibera per permettere alla squadra di iscriversi al campionato.

Poi i calciatori. I loro ricordi. I loro aneddoti. Tutti hanno avuto parole di affetto per la gente e per la maglia che hanno indossato. Alcuni hanno dovuto lottare per farsi apprezzare dalla loro gente.

Pantani, Del Favero, Di Fruscia, Di Bartolomei, Jacovazzo, Margiotta, Tom Rosati e tanti altri nomi sono stati invocati e ricordati in questa serata di amarcord dai colori granata.

La prima maglia? Si, quella a strisce verticali bianco e celesti? Era l’unica divisa che si riuscì a trovare. Quella del portiere doveva essere rigorosamente nera.

Alla fine della serata, ancora uno sguardo doveroso alle bacheche. Vedo una pagina di giornale triste, doppiamente, triste. La sconfitta di Piacenza e il treno.

Esci dall’emozioni granata e rivivi tra i vicoli dei mercanti e poi del corso quei momenti. Ascolti quelle voci che si sono levate nel tempo. La storia dice 100 anni.

Il tempo ci ha fatto innamorare di un colore e di una squadra. Il sogno mai finirà.

alfonso.pierro@libero.it

“A volte un vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato” 
(Nelson Mandela).