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Piscedda: “Giovani e competenza per rilanciare l’Italia. Il calcio è di tutti, ma non per tutti”

Nel corso di questi mesi si è fatto un gran parlare del fallimento della Nazionale italiana ai mondiali russi, una mancata qualificazione che ha amareggiato tifosi e addetti ai lavori, ma che certo non può destare grosse sorprese dal momento che il calcio sta vivendo nel nostro Paese un momento di grandissima difficoltà organizzativa. Tra società anche gloriose che falliscono ogni anno, settori giovanili inadeguati e la presenza nelle squadre di un numero eccessivo di straniero, sono davvero pochi i talenti emergenti italiani che riescono a trovare spazio nei club di appartenenza. La rinascita azzurra, però, passa inevitabilmente dai successi e dalla crescita dei più giovani e proprio per questo quanto accaduto in questi giorni lascia accesa la fiammella della speranza per un futuro completamente diverso. L’Italia under19 ha sfiorato la vittoria dell’Europeo perdendo di misura ai supplementari contro il Portogallo dopo aver liquidato la Francia con un secco 2-0, ma in precedenza la B Italia si era aggiudicata il prestigioso torneo internazionale “Supercupni” grazie ad un percorso praticamente prefetto e ricco di vittorie e prestazioni superlative. Applausi meritati, dunque, per il tecnico Massimo Piscedda, ormai da tempo punto di riferimento fondamentale per la Federazione e per una fitta rete di osservatori che gira l’Italia per segnalare gli elementi più interessanti. Intervistato dalla redazione de “Ilbellodellosport”, il mister ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni mostrando grande competenza e signorilità:

Mister, partiamo da questo grande successo…

“La B Italia nasce originariamente soltanto come Under21, poi con la presidenza Abodi nel 2010 le cose sono cambiate e abbiamo esteso la nostra attività anche agli Under19, Under17 e Under15. Durante l’arco di una stagione non sono previsti stage come magari accade in altre parti d’Europa, ma spesso la nostra squadra è invitata a queste manifestazioni di livello internazionale che a mio avviso permettono ai ragazzi di crescere tantissimo non solo sul piano tecnico, ma anche da un punto di vista caratteriale. Anche in questo caso ci siamo confrontati contro squadre di club che lavoriamo insieme tutto l’anno e che, teoricamente, partivano avvantaggiate. Siamo molto soddisfatti di aver messo in campo tutto quello che avevamo e di aver alzato al cielo un trofeo che ci riempe d’orgoglio e che è frutto di grande lavoro, ma anche della competenza di chi spesso si ritrova in mano il gruppo soltanto alla vigilia dell’esordio”

Immaginiamo che per un allenatore non deve essere facile guidare una squadra che allena pochi giorni all’anno…

“Ormai faccio parte di questo mondo da tanto tempo e con orgoglio, sono ben consapevole delle difficoltà che comporta il mio ruolo e non mi spavento. Il nostro primo compito è quello di selezionare in giro per l’Italia i calciatori più bravi, fortunatamente la B è una fucina di talenti che ha grande voglia di crescere e che indossa sempre la maglia della Nazionale con grandissimo orgoglio e senso di appartenenza. La bravura non è soltanto quella di allenarli nei pochi giorni che abbiamo a disposizione, ma anche quella di riconoscere i calciatori più capaci e accompagnarli in una fase delicatissima del loro percorso di crescita”

Il CT Mancini ha detto che la rinascita dell’Italia riparte proprio dalle Nazionali giovanili e da quegli allenatori che, come lei, svolgono davvero un gran lavoro…

“Sicuramente i giovani sono il futuro del calcio, ma vorrei sottolineare che il lavoro fondamentale è quello svolto dal club e non dalla Nazionale. Tocca alle società avere la competenza e la volontà di lanciare in prima squadra calciatori che, nel tempo, possano diventare un autentico patrimonio. Il club deve forgiarli, noi dobbiamo essere bravi ad individuarli e a fornire gli strumenti necessari per crescere ancora”

Troppi stranieri in Italia, scuole calcio “tormentate” dall’atteggiamento spesso negativo dei genitori, strutture non all’altezza: sono queste tre problematiche che incidono negativamente sul lavoro di chi opera con i giovani?

“Sicuramente ci sono tante cose che andrebbero riviste. Partiamo dai genitori: a volte riversano grandi aspettative sui figli forse come riscatto per i fallimenti della propria vita. Questo non è tollerabile: il calcio è di tutti, ma non per tutti ed è chiaro che la maggior parte non riuscirà ad arrivare a certi livelli. Non mi piace assolutamente quando un giovane calciatore abbandona gli studi: la cultura e lo sport devono viaggiare sullo stesso binario, eventualmente si fa una scelta di vita dopo i 18 anni. Quanto agli stranieri, non ho nulla contro di loro: il mio pensiero, però, è che debbano giocare al posto degli italiani solamente se sono più bravi. Sulle strutture non scopro certamente io che in Italia siamo abbastanza in difficoltà: si fatica a costruire un ospedale, figuriamoci se possiamo pretendere in un Paese così vasto e popolato da 60 milioni di persone una politica sportiva basata sulle infrastrutture in tutte le città”.

Le società italiane peccano in coraggio quando si tratta di lanciare i giovani?

“Talvolta il risultato sportivo viene messo in primo piano e questo porta molti club ad investire su presunti campioni che comportano una perdita di identità e senso di appartenenza. Non parlerei di mancanza di coraggio, insisto sul concetto di competenza”

Il direttore sportivo della Salernitana Angelo Fabiani ha svelato di aver ricevuto un suo messaggio in cui si complimentava per la crescita di Novella…

“Confermo. Conosco molto bene il direttore sportivo della Salernitana e ricordo che qualche mese fa fu Leccese, tra gli osservatori del Sud Italia, a segnalarmi questo ragazzo. Durante i primi allenamenti gli chiesi di fare delle esercitazioni in un ruolo che in carriera non aveva mai ricoperto: si mise immediatamente a disposizione, si calò nella parte e questo è un segnale già molto emblematico per chi fa l’allenatore ed è attento ad ogni dettaglio. Disputò un ottimo torneo, crescendo tanto partita dopo partita. Il mio auspicio fu quello di vederlo in prima squadra e in serie B, chiaramente con la Salernitana già salva. E’ andata così e sono convinto che possa essere un giocatore di prospettiva molto interessante”

foto fonte internet

Gaetano Ferraiuolo

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