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IL SASSUOLO DECIDE DI NON FAR SEDERE IN PANCHINA L’ALLENATORE NEGLI ESORDIENTI: “LA NOSTRA PARTITA E’ DURANTE LA SETTIMANA”

Da tempo che pensiamo e gridiamo a gran voce che il calcio giovanile ha preso diverse inclinature sbagliate. Troppa conflittualità tra le scuole calcio, troppo apprensione da parte dei genitori, troppo di tutto. Non sono da meno anche gli allenatori che spesso pensano che vincendo i tornei e le partite riescano ad emergere nel mondo del calcio.
Mentalità da resettare. Oggi ci sono troppe intromissioni nei ruoli di altri. I genitori devono fare i genitori, gli allenatori allenate e i bambini divertirsi e perché no, fare la formazione migliore da mandare in campo, mentre l’allenatore osserva come hanno appreso il lavoro svolto guardano la partita dalla tribuna.
Al Sassuolo è partito questo esperimento, ne parla la Gazzetta dello Sport, e noi riportiamo alcuni passaggi di quell’articolo. Segno che qualcosa si stia muovendo?
Da due mesi i ragazzini della categoria Esordienti 2004 della società nero verde stanno applicando i principi de “La Giovine Italia”, in collaborazione con Paolo Ghisoni giornalista di Sky e il tecnico Ezio Glerean che da giocatore è passato per la vicina Cava e da tecnico ha avuto modo di guidare squadre di un certo valore, come, tanto per fare un nome, Palermo, Cittadella, Cosenza, Venezia e Padova.
Oggi si occupa dei giovani e il suo pensiero, rilasciato alla Gazzetta, è categorico: “In Italia i settori giovanili non lasciano che i ragazzi di divertano e si responsabilizzino. Così facciamo smettere a 14 anni dei potenziali talenti”.
Al Sassuolo vogliono invertire la rotta così il tecnico Giovanni Morselli dirige gli allenamenti, che prevedono giochi di competizione tra i ragazzi, con particolare attenzione all’educazione e all’etica sportiva. Poi la domenica segue la gara dagli spalti, lasciando i suoi giocatori di autogestirsi.
Moselli interviene, sempre sulla Gazzetta dichiarando: “La nostra vera partita è in settimana, non nel weekend. Non ci interessa vincere, ma crescere. Ho lasciato fare la formazione ad un ragazzo che non era convocato, ora affronteremo il torneo di Gallipoli col principio che tutti devono giocare e imparare dall’esperienza”.
Una rivoluzione culturale in atto in Italia? Cosa possiamo dire, era quasi ora, con la speranza che i nostri settori giovanili, a cominciare dalle scuole calcio, invertino la tendenza attuale.
Vincere a dieci anni non serve a nulla, formare un ragazzo a 360 gradi è il principio fondamentale dello Sport.

Di seguito l’articolo pubblicato sul progetto ungherese sul calcio giovanile:

GABOR HEGEDUS: “IN UNGHERIA OGNI SQUADRA E’ COSTRETTA AD AVERE CATEGORIE UNDER 13”

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