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ANCORA UN GIOVANE CHE LASCIA IL CALCIO TROPPO PRESTO: LA STORIA DI FILIPPO CARDELLI

Il problema dell’abbandono del gioco del calcio di calciatori giovani è un dramma che si ripete ogni anni. Qualche mese fa abbiamo parlato dell’argomento, ora ci ritorniamo raccontando la storia di Filippo Cardelli che la “Gazzetta dello Sport” ha pubblicato in questi giorni.
Il ripensamento in pochi mesi. infatti, il 18 novembre scorso Filippo Cardelli scrive: “Intervento riuscito, ci vediamo presto”. dopo che l’operazione al ginocchio aveva già chiuso la sua prima stagione in Primavera.
Dieci mesi dopo, Filippo – classe 1998, arrivato alla Lazio da due anni, fino agli Allievi Regionali Fascia B giocava nel Futbolclub ed è stato anche allenato anche da un ex laziale, Roberto Baronio –, ha detto basta. Non giocherà più nella Lazio, proprio quando sembrava essere arrivato il suo momento in Primavera: un lunghissimo sfogo, dove c’è il sogno infranto di un ragazzo, ma dove ci sono anche tante accuse alla Lazio, “colpevole” di aver tesserato troppi giocatori stranieri.
LE PAROLE — “Dopo 10 anni di sacrifici lascio il calcio – scrive Cardelli -. Ci tengo a chiarire che non ho avuto nessuna divergenza con l’allenatore (Andrea Bonatti, ndr) come è stato scritto, anzi il mister è sempre stato onesto con me. Lascio perché sinceramente questo non è più lo sport di cui mi sono innamorato da bambino. Non vedo che senso abbia giocare nella Lazio Primavera e essere circondato da stranieri, e non solo, essere trattato pure come una merda, dopo tutti i sacrifici che ho fatto. Finché si tratta di rinunciare agli studi, agli amici, alle ragazze, è tutto accettabile perché ho un sogno, e il mio sogno viene prima di tutto. Ma quando ti senti dire che dopo un crociato rotto non sei sicuro di avere le cure della società perché non hai il contratto, quando non puoi mangiare a Formello nei giorni di doppia seduta perché non hai il contratto, quando non puoi andare in palestra a migliorarti perché non hai il contratto, quando non ti pagano la visita medico agonistica perché non hai il contratto, ti cascano le palle e rimangono per terra. Ed ovviamente gli stranieri hanno il contratto e guadagnano anche tanto… Non ho mai giocato a calcio per i soldi ma solo per la felicità di far parte di un gruppo di amici che lottano per un obiettivo comune, ho giocato a calcio per il desiderio di poter dire “cazzo ce l’ho fatta”, sono arrivato. La Serie A è piena di stranieri, il calcio degli italiani è morto, e sinceramente se devo essere trattato come uno straniero in patria preferisco andarmene”.
Il suo futuro? “È vero, negli Usa il calcio è anni luce indietro, ma almeno ha un briciolo di dignità, quella che noi abbiamo perso. Per tutti quelli che sono arrivati fino a qua e che amano il calcio, un consiglio da chi l’ha vissuto da dentro: non andate allo stadio, non comprate gli abbonamenti tv, perché è tutto finto… Quando Lombardi è entrato e ha segnato con l’Atalanta mi sono emozionato, un ragazzo italiano che corre e suda per la maglia, questo è quello che dovremmo vedere sempre, ma probabilmente adesso non giocherà più, per far spazio ai tanti stranieri“.

redazione@ilbellodellosport.it

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