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ANDREA NALINI: DA OPERAIO ALLA SERIE A

E’ una storia importante, una storia fatta di sacrifici e passione dove i colori della vita non sempre sono vivi, anzi spesso si tingono solo di colori grigi. Ma a volte anche con pochi colori a disposizione sulla tavolozza un artista di talento riesce a dare vita ad un ritratto perfetto. Questa, in sintesi, la storia di Andrea Nalini, calciatore della Salernitana che ha vissuto una vita fatta di sacrifici prima di arrivare al professionismo,
Andrea ha cominciato piccolissimo a giocare a calcio: “Ho cominciato a giocare all’età di quattro anni e di quel periodo l’educatore che ricordo con più piacere si chiama Nereo Gazzani, ma non dimentico neppure Davide Bonetti che mi passava a prendere a casa per portarmi ad allenare. La squadra dove ho cominciato si chiama L’Azzurra Nogarole”.
I primi passi, le prime soddisfazioni: “Poi sono passato al Villafranca Calcio, dove, praticamente ho fatto tutta la trafila delle giovanili. Sempre con loro sono passato in prima squadra in Promozione. Abbiamo vinto due campionati tra cui l’Eccellenza e mi sono trovato in serie D da fuori quota, molto giovane. Ho fatto bene. Poi la società non ha potuto sostenere la categoria e sono passato alla concorrenza, la Virtus Vecomp Verona, dove mister e presidente Luigi Fresco hanno creduto molto in me e dove ho fatto molto bene ed è stato il mio trampolino di lancio”.
Ma hai mai fai fatto provini con squadre professionistiche?
“Si mi han sempre chiamato squadra professionistiche, tanto per citarne alcune, ho fatto tanti provini, Milan, Chievo, Genoa, Hellas Verona, ma per motivi fisici mi han sempre scartato. Dove però sono riuscito a superare il provino mia madre non ha voluto che io andassi perché voleva che io studiassi invece di giocare a calcio”.
La tua storia però si arricchisce e diventa interessante perché, dopo il diploma, sei stato costretto a lavorare, ci racconti?
“Quando ero studente riuscivo a conciliare le cose alla grande. Finita la scuola e diplomato in Perito Meccanico ero in serie D e con il calcio non riuscivo a mantenermi e il presidente mi ha trovato un posto di lavoro. Il primo lavoro per me è stato di saldatore, in quanto mi ero specializzato grazie allo studio. L’anno successivo mi sono trovato a lavorare con un’azienda che produceva würstel, mi occupavo dell’insaccamento e del magazzino. Non è stato facile, lavoravo otto ore con le scarpe infortunistiche e poi non riuscivo ad allenarmi regolarmente anche perché avevo anche turni di notte. Spesso il sabato lavoravo mezza giornata e poi mi aggregavo alla squadra prima della partenza per la trasferta”.
Ma credevi nel sogno di riuscire nel calcio?
“In quel periodo non ci credevo molto, è stata dura, ma in un certo senso non ho mai mollato. La realtà mi diceva lavoro e calcio per divertimento, invece poi mi è capitata questa opportunità che avevo sempre sognato fin da bambino e ora cercherò di portarla avanti fino a quando potrò”.
Ma il duro lavoro, le scarpe antinfortunistiche possono aver condizionato e favorito i tuoi infortuni?
“Si, sono state un insieme di cose. Sicuramente il primo lavoro, molto fisico, dove dovevo spostare lamiere di ferro e restare in posizioni non adeguate, ha inciso molto sulla postura. In secondo luogo il passaggio di carichi di lavoro diversi tra il professionismo e il dilettantismo, questo mi ha portato scompensi muscolari e quindi facili infortuni. Essendo generoso a livello calcistico sin dal principio ho voluto dare il massimo e a causa di questo è comparsa la pubalgia”.
Praticamente hai giocato in tutte le categorie ma che differenze ci sono tra la Lega Pro e la serie B?
“Sicuramente le strutture sono differenti. In serie B gli stadi più attrezzati hanno permesso un gioco palla a terra ed un ritmo ed una intensità differente. In Lega Pro si giocava prevalentemente palla alta. Ovviamente, la differenza tra le varie categorie la fanno la qualità dei giocatori”.
Come ti sei trovato a Salerno e quante possibilità ci sono di rivederti in maglia granata?
“Il mio intento è di rimanere. Con una tifoseria così si provano emozioni indescrivibili difficile da trovare in altre squadre”, ma poi è arrivata la realizzazione del sogno di bambino e, il prossimo anno giocherà in serie A a Crotone, neo promossa, ed interessata al talento veronese. Una storia che non poteva avere un risveglio migliore.

FOTO FONTE LA CITTA’ DI SALERNO

alfonso.pierro@libero.it

“A volte un vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato” 
(Nelson Mandela).