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“Il divin codino”, la storia di Baggio approda su Netflix

Durante la giornata di ieri, la nota società statunitense di streaming video Netflix ha reso disponibile sulla propria piattaforma il film “Il divin codino”. Il lungometraggio, diretto da Letizia Lamartire, ha l’obiettivo di raccontare la vita di Roberto Baggio focalizzando l’attenzione sull’aspetto umano e caratteriale del protagonista. La narrazione inizia alcuni giorni prima della firma di Baggio con la Fiorentina. Il futuro campione della nazionale è a cena con la sua famiglia e annuncia ai presenti che a breve si trasferirà a Firenze per firmare un importante contratto che gli consente di coltivare il suo sogno di giocare in serie A. Cresciuto calcisticamente nel Vicenza, durante una delle ultime gare con la maglia dei veneti subisce un grave infortunio che ne pregiudica l’esordio in massima serie. Nonostante il grave handicap, la società toscana decide di tesserarlo ugualmente: Baggio logicamente nei mesi successivi si appresta ad affrontare un tortuoso percorso riabilitativo. In questo periodo il protagonista ottiene la possibilità di avere la propria donna al suo fianco, e insieme si convertono al buddismo. L’avvicinamento alla religione, che svolge un ruolo importante all’interno della pellicola, è un tema che viene associato dalla regista alla rinascita non solo spirituale di Baggio ma anche motivazionale e professionale. Successivamente i riflettori si spostano sul rapporto tra Baggio e il padre Florindo: per stimolarlo a sviluppare in pieno il suo talento, si inventa che lui alla tenera età di tre anni, gli ha promesso che avrebbe vinto i mondiali in finale contro il Brasile. Dalla pellicola si evince come il rapporto tra i due sia molto solido, ma nonostante ciò in un paio di scene del film ci viene mostrato come gli screzi negli anni siano stati molteplici. Senz’altro degno di nota il momento in cui Florindo rimprovera il figlio per i rapporti non idilliaci con alcuni allenatori con cui ha lavorato: nel film è evidente come la centralità del personaggio di Roberto Baggio abbia portato il divin codino a scontrarsi anche con il padre. Il valore della famiglia, oltre a quello religioso, non è l’unico che traspare durante la visione del film. Dopo l’avventura ai mondiali di USA 94, terminata con il rigore sbagliato in finale contro il Brasile, Baggio trova il nesso logico tra alcuni cenni teorici appresi durante la sua dottrina buddista e il percorso intrapreso nella definizione e il raggiungimento del suo obiettivo: il campione italiano riesce a capacitarsi che tutte le difficoltà che ha superato per arrivare ai mondiali sono più importanti dell’errore più grave di un’intera carriera. Nel finale della pellicola viene narrata l’avventura di Baggio al Brescia sotto la guida tecnica di Carlo Mazzone. La squadra lombarda giova clamorosamente della classe del divin codino, divenendo così una formazione capace dapprima di salvarsi senza grossi patemi e successivamente di qualificarsi anche per la coppa uefa. Gli infortuni però non finiscono di tormentare Baggio: l’ennesima problematica fisica gli nega la gioia di disputare il suo ultimo mondiale in carriera. Il film si chiude con un ultimo dialogo tra Baggio e il padre: Florindo gli confessa che non sempre ha visto in lui sufficiente determinazione, e che si è preso la responsabilità di inventarsi la promessa del mondiale per stimolarlo ad esprimere al massimo il proprio talento. Al termine della carriera, dopo aver vinto numerosi trofei e un pallone d’oro, Baggio è l’idolo di milioni di tifosi italiani: il film si conclude con una scena che ritrae il campione commuoversi in mezzo a una folla gremita di tifosi che lo acclamano con gioia.

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