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Da allenatore di calcio a giocatore di tennis in carrozzina: la nuova vita di Mario Cabras

Per me lo sport è vita. Purtroppo però la mia patologia, l’emofilia, che colpisce soprattutto le articolazioni, mi ha impedito di camminare fino all’età di 17 anni. Ma grazie alla passione e alla forza di volontà ho iniziato a giocare a tennis saltellando su una sola gamba”. E’ Mario Cabras, giocatore di tennis in carrozzina, che si racconta alla redazione del Bello dello Sport. Sposato con Milena, “la colonna portante della mia famiglia”, ha sempre lavorato presso strutture sportive. Dopo aver conseguito il patentino da allenatore di calcio, Mario ha allenato per 15 anni i settori giovanili di Olbia, fino al 2009 quando è costretto a lasciare il calcio a causa del peggioramento della sua malattia. “L’emofilia è una malattia degenerativa e praticamente dal 2009 per me è iniziata una piccola crisi perché trovarmi su un divano senza più stimoli non è piacevole. La mia fortuna è stata avere avuto accanto in quei momenti la mia famiglia, mia moglie e i miei figli, Simone e Ilaria”. Poi per caso incontra il tennis in carrozzina. Avviene in occasione di una manifestazione organizzata ad Olbia con il campione italiano in carrozzina, Alberto Corradi, che è l’attuale Presidente della società Sardinia Open, con cui Mario Cabras è tesserato: “Al primo impatto mi sembrava impossibile per me poter praticare questo sport, ma dopo aver colpito un paio di volte la pallina, Alberto mi ha detto poche parole ma quelle giuste perché ha acceso in me una voglia di ripartire che ormai avevo perso da un pò di anni”. Da tre anni, quindi, è entrato a far parte di questo nuovo mondo, fino ad allora sconosciuto per lui: “Attualmente gioco nel circuito internazionale ITF, lo stesso dei normodotati. Non ci sono segreti in particolare. Si gioca a tennis, ci vuole testa, passione, allenamento e posso garantire che si possono raggiungere risultati inimmaginabili. L’unica regola diversa è che si può giocare la palla al secondo rimbalzo, anche se, considerata la velocità della palla che si può raggiungere ad alti livelli, il secondo rimbalzo viene usato veramente poco”. Per il resto è tutto uguale al tennis tradizionale. In Italia il tennis in carrozzina è nato nel 1987, grazie all’iniziativa di un gruppo di ragazzi paraplegici toscani che praticavano il tennis tavolo. Un giorno Giovanni Cantaffa, un calabrese emigrato in Svizzera, dopo una seduta di allenamento sul tavolo di legno verde, portò i quattro amici con sé su un campo da tennis vero e proprio. Rindi, Focardi, Porciani e Baldi (questi i nomi dei ragazzi), inizialmente increduli sulla reale possibilità di giocare a tennis, rimasero tanto colpiti da quell’esperienza da decidere che una volta tornati in Italia ci avrebbero provato anche loro.

Sul campo da gioco si incontrano le stesse difficoltà, tecniche o tattiche, come in qualsiasi partita di tennis, ma le vere difficoltà sono fuori dal terreno di gioco, come ci conferma Mario: “Capita spesso di incontrare problemi per poter accedere al campo per colpa di varie barriere architettoniche il più delle volte dovute al menefreghismo delle persone”. Ma il tennista sardo guarda avanti e ora ha nel mirino tanti obiettivi da raggiungere: “Il mio obiettivo principale è riuscire a partecipare a una paraolimpiade anche a lungo termine, ma ho tanti piccoli obiettivi prima da raggiungere, tra cui quello di far crescere in Italia, con l’aiuto del maestro Giovanni Derosas, una disciplina come il ‘padel’ che ancora non viene praticato in carrozzina a livello agonistico mentre in altre nazioni come la Spagna e l’Argentina è ormai uno sport nazionale”.

Infine Mario lancia un messaggio al mondo dello sport: “Il messaggio che vorrei condividere è che non ci si chiuda in casa qualsiasi disabilità si abbia. Ormai esistono sport a livello olimpico con disabilità di tutti i tipi. E soprattutto un consiglio ai genitori: non tenete i vostri figli sotto campane di vetro. A volte basta veramente poco, se abbiamo un amico o un parente o un semplice compagno di scuola disabile dobbiamo spronarlo e incoraggiarlo a fare sport! Il mio è un esempio lampante ed io, con il tennis, sono rinato”.

foto inviate da Marco Cabras

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