Home / ALTRI SPORT  / LA BARBERA: “LA MIA FAMIGLIA E LO SPORT MI HANNO AIUTATO A SENTIRMI NORMALE AL 100%”. LA STORIA DELL’ARGENTO OLIMPICO DI ATENE 2004

LA BARBERA: “LA MIA FAMIGLIA E LO SPORT MI HANNO AIUTATO A SENTIRMI NORMALE AL 100%”. LA STORIA DELL’ARGENTO OLIMPICO DI ATENE 2004

Una delle favole più belle che lo sport regala è vedere atleti raggiungere grandi traguardi dopo aver vissuto momenti di difficoltà e di scetticismo.
È il caso dell’atleta paraolimpico piemontese Roberto La Barbera, il quale dopo aver subito il primo giugno del 1985 un grave incidente in moto con una conseguente amputazione della gamba destra ha trovato nello sport motivo di rivincita e soddisfazione.
Il suo rapporto con l’atletica non è sbocciato subito: “ho sempre praticato atletica con poco impegno a scuola e solo per saltare le lezioni del sabato mattina” ammette Roberto. Prima dell’infortunio infatti praticava l’attività di ballerino professionista e l’infortunio si è rivelato un limite pesante in questa sua passione. Dopo un iniziale momento di estrema difficoltà, a Budrio in seguito al montaggio di una protesi ha ricominciato a camminare e a ricostruirsi una vita: “dopo una protesi iniziale davvero scadente e il montaggio successivo di una più performante costruita al centro Inail di Budrio ho avuto anche la fortuna di conoscere Margherita, che sarebbe diventata in seguito mia moglie e dalla quale ho avuto tre figli, senza dubbio la mia famiglia e lo sport mi hanno aiutato a sentirmi normale al 100%, senza problemi”.
Come è avvenuto il tuo secondo riavvicinamento all’ atletica?
“Era il 1996, vidi in televisione Tony Volpentest (atleta statunitense nato senza mani e senza piedi che ha raggiunto il culmine della sua carriera a metà degli anni Novanta) e pensai di sentirmi in grado di poter riprendere la mia attività e di raggiungere grandi risultati, ma non avrei mai immaginato che qualcuno potesse raggiungere gli stessi obiettivi di quel grande atleta. Prima dell’incidente gareggiavo, ma ero restio ad allenarmi perché in testa avevo altri pensieri tra cui Margherita e la mia attività di insegnante di ballo. Alla tarda età di trenta anni chiesi all’ingegner Verni di Budrio una protesi per potermi allenare e nonostante le difficoltà fisiche sono riuscito anche grazie al mio compagno di allenamento Antonio Iacocca, a strappare nel 1999 a Milano il record dei 100 e 200 metri. Da allora ho avuto una carriera sempre più devota a successi e a soddisfazioni personali, tra i quali l’argento Olimpico nel salto in lungo ad Atene 2004
Hai qualche rimpianto?
“Mi piaceva più ballare che correre, questo senza ombra di dubbio. Sono sicuro che se fossi partito ad allenarmi con la costanza che impiego attualmente un po’ prima avrei ottenuto in passato qualche successo in più. Da piccolo ero molto vivace e ho vissuto l’incidente come uno stimolo per ripartire. I miei obiettivi per il futuro sono Tokio 2020, passando quest’ anno per gli europei di Berlino di fine agosto”.

Intervista a cura di Giuseppe Mautone

LA FOTO DI COPERTINA CI E’ STATA FORNITA DIRETTAMENTE DA ROBERTO LA BARBERA

alfonso.pierro@libero.it

“A volte un vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato” 
(Nelson Mandela).