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I TALENTI ITALIANI ABBANDONANO PRESTO LO SPORT: ECCO LE CAUSE E LE MOTIVAZIONI

Già lo scorso anno abbiamo parlato di questo argomento, forse in maniera meno scientifica, ma è stato al centro della nostra attenzione.
L’Università di Urbino, invece, ha prodotto, qualche anno fa uno studio sulle cause che spesso spingono i giovani atleti ad abbandonare lo sport anche quando hanno attitudini “importanti” per poter proseguire anche a livello professionistico.
Il primo dato, allarmante, (dato riferito al nuoto) e che i tesserati dagli 8 ai 13 anni sono circa l’85% e che dopo questa età il dato scende al 13%.
Praticamente si è stabilito che il 92% dei ragazzi che hanno avuto prestazioni importanti nelle categorie giovanili non consegue risultati nell’età adulta, anche a causa dell’abbandono dell’attività sportiva. Ma il dato rileva anche un elemento che, forse, può essere considerato incredibile: quasi sempre chi ottiene risultati nell’età adulta non era vincente da piccolo. Il dato è riferito, sempre al nuoto, ma quanti campioni in erba, nel calcio, poi non sono riusciti ad avere una carriere come si pensasse o prospettasse?
A questo punto lo studio mette in evidenza due problematiche che possono aver condizionato le prestazioni dei piccoli campioni e, secondo loro, possono essere:
1) Abbandono precoce;
2) “blocco” prestativo.

I motivi dell’abbandono precoce sono da ricercare nelle seguenti problematiche o aspetti psicologici:

a) modificazioni morfologiche sfavorevoli; (precocità maturativa, utile oggi, dannosa domani; trasformazioni adolescenziali; parametri antropometrici sfavorevoli). In realtà anche i precoci dovrebbero emergere se non fosse trascurata la formazione coordinativa, che non è recuperabile.
b) “cattivo allenamento”; – SPECIALIZZAZIONE PRECOCE (problemi di tecnica per eccessiva stabilizzazione; lavoro eccessivo e/o stereotipato. Problemi psicologici del “successo precoce”. Stress da allenamento e/o gara. – ECCESSO DI CARICO DI LAVORO (richieste inadeguate a capacità e disponibilità). – COMPETIZIONI INADEGUATE (eccesso di selettività; criteri e modelli di scelta troppo simili a quelli degli adulti) – ECCESSO DELL’IMPORTANZA ATTRIBUITA ALLA QUANTITÁ RISPETTO ALLA QUALITÁ (“troppo = male”)
c) aspetti psicologici; mancanza di successo; mancanza di gioco e divertimento; “lavoro e sacrificio” invece di “sfida e piacere”; pressioni ed aspettative eccessive (famiglie e tecnici); frustrazioni (cambi di categorie agonistiche)
d) cause esterne. (occasionali: cambio residenza; problemi scolastici: “ … allora non fai sport !!”; problemi di salute; problemi logistici; tentazioni ambientali ed affettive.
L’Università di Urbino ha anche cercato di dare delle idee su come prevenire l’abbandono precoce ed ha stilato una serie di accorgimenti o di attenzioni che gli educatori e i genitori devono avere per riuscire nello scopo di far emergere il talento del ragazzo.
Il primo ed importante fattore sottolineato è la cultura dello sport e bisogna pensare che i bambini non sono degli adulti ma atleti piccoli. Altro fattore è quello di dare ai bambini un allenamento meno specializzato ed impostato su base pluriennale.
Per scendere più nei dettagli, bisognerebbe: dare una gamma più ampia possibile di esperienze motorie; progressività dei carichi; recuperi ampi; cautela nei carichi di forza rapida; ampia gamma di esercizi di coordinazione a difficoltà crescente; impostazione ludica con frequenti rinforzi positivi.
Questo perché non è possibile che un allenamento delle capacità coordinative e condizionali abbia la stessa efficacia in qualsiasi età: nessuna capacità può essere, infatti, allenata nella stessa misura in qualsiasi età.
Quindi i periodi dello sviluppo nei quali c’è un’allenabilità molto avorevole per una determinata capacità motoria o classe di compiti sportivi (ad esempio sviluppo della mobilità articolare, perfezionamento della tecnica sportiva) vanno considerati fasi sensibili per quella classe di compiti.
Attenzione, però, perché, allo stesso tempo è presente una stessa sensibilità anche verso metodi di allenamento inadeguati o sbagliati. Ad esempio, se non si utilizzano gli anni dell’infanzia più favorevoli per la formazione della coordinazione e della tecnica sportiva, o si permette che in essi si formino comportamenti atletici errati, le conseguenze negative saranno sicuramente più vistose e quindi più durature che in altri periodi.
Per entrare nel dettaglio, ora andiamo ad esaminare quali capacità e come vanno sviluppate:
CAPACITÀ NEUTRE – RESISTENZA AEROBICA
È possibile svilupparla già dall’età prescolare per essere continuate nelle successive tappe evolutive, sino a giungere al periodo di “spinta” puberale che in base alle attuali conoscenze sembra essere quello più favorevole.
CAPACITÀ PRECOCI
•CAPACITÀ COORDINATIVE •RAPIDITÀ DI REAZIONE E DI FREQUENZA MOTORIA •MOBILITÀ ARTICOLARE PASSIVA •CAPACITÀ DI APPRENDIMENTO MOTORIO (con compiti di apprendimento che non richiedano presupposti elevati di forza massima o di forza relativa)
CAPACITÀ INTERMEDIE
Verso la fine del periodo scolare elementare e per tutta la prima fase puberale vanno allenate con attenzione crescente:
•MOBILITÀ ARTICOLARE ATTIVA
•FORZA RAPIDA •RESISTENZA ALLA FORZA
•RAPIDITÀ DI MOVIMENTO (ACICLICO), DI LOCOMOZIONE E ACCELERAZIONE

CAPACITÀ TARDIVE

•FORZA MASSIMA •CAPACITÀ DI RESISTENZA ANAEROBICA Sono qualità da esercitare in periodi meno precoci anche la FORZA RAPIDA e la RESISTENZA alla FORZA se esercitate contro opposizioni elevate.
Piccole nozioni che devono far crescere la cultura dello sport di tutti coloro che vivono intorno a questo mondo senza escludere genitori, allenatori (a volte impreparati e avidi di successo personale) e le società sportive che suonano a gran voce la sirena del facile successo.
Infine, ccco la storia di un talento che ha lasciato il calcio. Il suo racconto:

ANCORA UN GIOVANE CHE LASCIA IL CALCIO TROPPO PRESTO: LA STORIA DI FILIPPO CARDELLI

alfonso.pierro@libero.it

“A volte un vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato” 
(Nelson Mandela).